Società

Luigi De Fabianis, il fotografo cancellato due volte

Luigi De Fabianis, il fotografo cancellato due volte

A Vercelli, quella primavera che avrebbe dovuto inaugurare il dopoguerra, un uomo cadde contro un muro. Si chiamava Luigi “Gigi” De Fabianis, nato a Villarboit nel 1892, fotografo di professione e, per almeno trent’anni, occhio della città. Aveva fissato su vetri e carte la vita vercellese: il calcio della Pro, le inaugurazioni, i cantieri del Novecento, i volti di chi passava e restava. Un cronista con l’obiettivo, non un tribuno. Il 28 maggio 1945, secondo gli atti, un tribunale partigiano lo processò al mattino e lo fece fucilare nel pomeriggio nel cortile del carcere cittadino. Così finì un uomo. Poco…
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L’evoluzione del pregiudizio (e del mezzo)

L’evoluzione del pregiudizio (e del mezzo)

Quando nacque la fotografia, si decretò che non fosse arte: mancava la “mano”, mancava l’aura, mancava l’errore umano. Poco dopo si guardarono con sospetto i pittori che usavano fotografie al posto dei modelli dal vero: “trucco”, scorciatoia, indegnità. In camera oscura si condannarono i tagli d’inquadratura, le bruciature, i mascheramenti: alterazioni della realtà, quindi peccato. Arrivò la manipolazione digitale: livelli, maschere, clonazioni, riscritture dell’immagine. Nuovo strumento, stesso verdetto. Poi la modellazione 3D, i motori di rendering, i mondi virtuali navigabili: materia immaginaria che simula la materia; spazi che non esistono eppure si possono abitare con lo sguardo. Anche qui molti…
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L’illuminismo mancato: quando la separazione fra fede e potere non arrivò nel mondo islamico

L’illuminismo mancato: quando la separazione fra fede e potere non arrivò nel mondo islamico

In Europa, fra il XVII e il XVIII secolo, un vento nuovo aveva spazzato le vecchie certezze. Filosofi, scienziati, giuristi misero in discussione il diritto divino dei re, la pretesa della Chiesa di parlare a nome dello Stato, il dogma come fondamento della legge. Fu l’Illuminismo: un cantiere di idee che separò il trono dall’altare, aprì spazi di libertà e laicità, affidò alla ragione e alla scienza il compito di regolare la vita pubblica.Nel mondo islamico, un simile terremoto non avvenne. La religione continuò a intrecciare il proprio destino con quello della politica. L’ideale del dīn – che in arabo…
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La protesta che divora se stessa

La protesta che divora se stessa

C’era un’epoca in cui le marce per la difesa dell’ambiente avevano il passo grave di chi sente sulle spalle la responsabilità del futuro. Oggi, sempre più spesso, l’indignazione si traveste da performance. Gettare vernice lavabile su un quadro, incatenarsi davanti a un museo, rovesciare latte sul pavimento di un supermercato: gesti che cercano la telecamera più della coscienza, il clic virale più della riflessione.La causa resta vitale – il pianeta si surriscalda, le risorse si assottigliano – ma la forma tradisce il messaggio. Ogni azione sembra calibrata per l’algoritmo: cinque secondi per scioccare, trenta per diventare trending topic. L’eco digitale…
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Il silenzio dopo il tuono

Il silenzio dopo il tuono

C’è stato un tempo in cui le parole dei papi scendevano come saette. Le encicliche erano spade, le scomuniche terremoti capaci di scuotere troni e imperi. Bastava un paragrafo latino per mutare la geografia del potere. Oggi di quella voce resta un’eco distante: un sussurro accomodante, pronto a piegarsi alle mode, a rincorrere il linguaggio delle piazze e dei social.Il cammino che separa Gregorio VII da Francesco non è solo una cronologia: è un cambio di atmosfera. Da un linguaggio che proclamava certezze assolute a un lessico che esita, che cerca il consenso. Non più la folla che si innalza…
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Quando due più due non fa più quattro

Quando due più due non fa più quattro

La verità non muore mai di colpo: viene confusa, deformata, svuotata di senso. La ripetizione di una menzogna basta a trasformarla in realtà condivisa.“Due più due fa quattro.”Una certezza che impariamo da bambini, tanto ovvia da sembrare eterna. Ma basta guardarsi attorno per accorgersi che anche questa evidenza può essere incrinata. Non è la matematica a vacillare, ma la nostra fiducia collettiva nel reale.Hannah Arendt avvertiva che la condizione ideale per il governo della massa non è la mancanza di verità, bensì circostanze in cui le persone non sanno più distinguere tra vero e falso. Non si elimina la realtà,…
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Rapsodia della risaia: l’arte e la memoria dei Gazzone

Rapsodia della risaia: l’arte e la memoria dei Gazzone

Il titolo scelto per questa mostra, Rapsodia della risaia, non è soltanto un richiamo a un ciclo pittorico celebre, ma una chiave di lettura per l’intero percorso espositivo. La rapsodia, nella sua origine musicale, è composizione libera, intessuta di frammenti, canti, voci disparate che si ricompongono in un unico respiro. Così accade in queste sale: l’arte di Enzo e Luigi Gazzone si fa coro, polifonia di sguardi, in cui si intrecciano la fatica dei campi, la malinconia dei cortili vercellesi, le ombre della guerra e le visioni dei castelli lontani. Non si tratta soltanto di una raccolta di quadri, disegni…
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Le canne al vento del potere: anatomia dei cortigiani

Le canne al vento del potere: anatomia dei cortigiani

C’è un’immagine che ritorna, ostinata, attraverso i secoli: quella delle canne che si piegano al vento, senza mai spezzarsi ma senza mai neppure opporre resistenza. Così appaiono i cortigiani astuti e procaccianti, anime pieghevoli e servili, sempre pronte a inclinarsi secondo la direzione del potere. Non hanno radici salde, non possiedono tronco né nervatura propria: vivono dell’altrui soffio, e in quell’oscillare credono di trovare la loro forza.Ma chi sono, oggi, questi cortigiani? Si sono dissolti insieme alle corti dei re e dei principi, o si sono soltanto mimetizzati, cambiando vestiario, vocabolario e palcoscenico? La loro figura sembra eterna, come un…
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Immigrazione: opportunità e fratture di un fenomeno antico

Immigrazione: opportunità e fratture di un fenomeno antico

Ogni epoca, fin dalla nascita delle città, si è trovata a fare i conti con i flussi umani. La mobilità è parte costitutiva della storia: popoli che migrano, mercanti che attraversano mari e deserti, contadini che si spostano in cerca di terre fertili, interi gruppi che fuggono da guerre o carestie. Nulla di nuovo, dunque, se oggi vediamo masse in movimento. La novità non sta nel fenomeno, ma nel modo in cui le società contemporanee lo percepiscono e lo gestiscono.Platone, nella Repubblica, già si interrogava su come preservare l’armonia della polis di fronte a influenze esterne che rischiavano di corromperne…
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Javier Cercas e il Papa alla fine del mondo

Javier Cercas e il Papa alla fine del mondo

C’è un paradosso in questo libro di Javier Cercas: uno scrittore ateo e anticlericale che decide di seguire Papa Francesco in Mongolia, alla “fine del mondo”, per interrogarsi sulla domanda più antica di tutte: esiste vita dopo la morte? Cercas si muove come un cronista inquieto, con l’aria di chi osserva senza voler giudicare, di chi rimane fedele al proprio scetticismo ma al tempo stesso riconosce che la fede non è un’illusione da disprezzare. Il risultato è un testo che vibra tra diario e meditazione, tra reportage e romanzo senza finzione, sospeso in quella zona grigia dove la letteratura diventa…
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