Le due Ebe: Canova e Thorvaldsen a confronto

Giovinezza in movimento e compostezza senza tempo nella coppiera degli dèi

Ho avuto la fortuna di visitare a Milano tempo fa la mostra Canova – Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, ospitata alle Gallerie d’Italia, un’istituzione che da anni propone esposizioni di livello tale da rendere ogni visita quasi obbligata per chi ama l’arte. Sia le opere sia l’allestimento mi hanno entusiasmato, e in quell’occasione ho potuto – da privilegiato, lo ammetto – scattare molte fotografie: un modo per portarmi a casa qualcosa di più delle emozioni, o meglio per provare a riattivarle, tornando con lo sguardo a ciò che avevo visto.

Avrei voluto fotografare ancora di più, ma a un certo punto si resta succubi di quella che chiamano sindrome di Stendhal: non sai più dove volgere lo sguardo, e se non ti dai una calmata rischi di farti trovare abbracciato a qualche statua.

In un precedente articolo ho parlato di Amore e Psiche nelle versioni di Antonio Canova e di Bertel Thorvaldsen. Oggi scrivo delle due Ebe, poste nella mostra una accanto all’altra, così da rendere immediatamente percepibili le differenze estetiche ed emotive tra i due scultori.

Ebe, coppiera degli dèi, è rappresentata dai due artisti in modo radicalmente diverso, più di quanto accadesse con Amore e Psiche, dove le interpretazioni restavano più vicine. Qui il distacco è netto: il leggiadro movimento impresso da Canova si contrappone alla staticità della posa scelta da Thorvaldsen; la caraffa e il calice dorati della prima contrastano con la semplice brocca e la ciotola dello stesso marmo di Carrara di cui è composta la statua del secondo; e a una certa spensieratezza della giovane Ebe canoviana risponde un atteggiamento più pensoso, calato nel ruolo, nella versione di Thorvaldsen.

L’Ebe di Canova versa il nettare, la bevanda che rende immortali. Il suo gesto è plateale: cammina e al tempo stesso riempie la coppa, senza perderne una goccia, come a dire che la giovinezza non ha bisogno di cautela. È tutta movimento, irruenza, desiderio di mettere alla prova le proprie capacità. Sulla natura del nettare, peraltro, alcune letture suggeriscono che gli antichi potessero identificarlo con il miele o persino con sostanze inebrianti: ipotesi che aggiungono un ulteriore alone di mistero alla scena.

L’Ebe di Thorvaldsen pare invece senza tempo. L’età è indefinita, la bellezza classica e composta. Ha già versato il nettare nella coppa e lo osserva: austera nella posa, concentrata, nulla è lasciato all’improvvisazione. Ogni dettaglio tradisce la consapevolezza del proprio ruolo e della preziosità di ciò che tiene in mano.

Anche la scelta degli accessori rivela due visioni opposte. Canova dota la sua Ebe di una caraffa e una coppa d’oro, visivamente distinte dal marmo per il distacco cromatico: un’operazione estetica notevole, che potrebbe però suggerire una lettura del nettare come qualcosa di effimero, pura esteriorità. Thorvaldsen, al contrario, sembra affascinato dalla sostanza più che dall’apparenza: brocca e ciotola sono oggetti semplici, dello stesso materiale del corpo che li regge. La preziosità è tutta nel contenuto, non nell’involucro.

Thorvaldsen tornerà sul tema di Ebe in un contesto diverso: uno dei quattro medaglioni di Palazzo Christiansborg a Copenaghen, dove Ercole riceve da Ebe la bevanda dell’immortalità è chiamato a rappresentare la Forza tra le virtù del Buon Governo.

Marco Mattiuzzi
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By Marco Mattiuzzi

Artista poliedrico, ex docente e divulgatore, ha dedicato anni all'arte e alla comunicazione. Ha insegnato chitarra classica, esposto foto e scritto su riviste. Nel settore librario, ha promosso fotografia e arte tramite la HF Distribuzione, azienda specializzata nella vendita per corrispondenza. Attualmente è titolare della CYBERSPAZIO WEB & STREAMING HOSTING. Nel 2018 ha creato il gruppo Facebook "Pillole d'Arte" con oltre 65.000 iscritti e gestisce CYBERSPAZIO WEB RADIO dedicata alla musica classica. Collabora con diverse organizzazioni culturali a Vercelli, tra cui Amici dei Musei e Artes Liberales.
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