Il colore come resistenza. L’espressionismo italiano all’Arca di Vercelli

Tra fratture, corpi imperfetti e memoria riattivata: una visita alla mostra su Guttuso, De Pisis, Fontana e il dialogo contemporaneo di Norberto Spina

Visitare la mostra Guttuso, De Pisis, Fontana. L’espressionismo italiano all’Arca, nella chiesa di San Marco a Vercelli, significa entrare in una zona di attrito: tra epoche, linguaggi, memorie. Non è un percorso rassicurante, né celebrativo. È, piuttosto, un attraversamento di fratture. La visita guidata, organizzata dagli Amici dei Musei di Vercelli e condotta con competenza e misura da Giorgia Pistan, ha avuto il merito di restituire questa tensione senza addomesticarla, lasciando spazio allo sguardo e alle domande.

Il filo conduttore della mostra è dichiarato fin dal titolo di una delle sezioni più significative: Il colore come resistenza. Un’affermazione che, a ben vedere, rovescia molte semplificazioni. Qui il colore non è ornamento né stile riconoscibile, ma gesto etico. È ciò che rimane quando la forma ufficiale del racconto storico non basta più. Negli anni Trenta e Quaranta, mentre il regime cercava immagini compatte, monumentali, rassicuranti, questi artisti scelgono l’instabilità, la deformazione, l’inquietudine. Non per provocazione, ma per necessità.

Il percorso restituisce un’espressionismo italiano tutt’altro che compatto. Le opere di Birolli, Pirandello, Broggini, Ziveri, Valenti, Badodi e Sassu non costruiscono un manifesto, ma un coro dissonante. Sono lavori spesso solitari, nati ai margini, che rifiutano la retorica dell’eroe e si concentrano su corpi vulnerabili, spazi domestici, posture esitanti. È un’arte che non guarda alle piazze, ma alle stanze; non all’epica, ma al quotidiano.

In questo senso Gineceo 2 di Arnaldo Badodi è emblematico. Uno spazio ristretto, raccolto, femminile, lontano dalla scena pubblica e dalla retorica eroica. Le figure appaiono immerse in una sospensione silenziosa, attraversate da una velata malinconia. Non sono idealizzate, ma osservate con partecipazione, senza giudizio. La resistenza, qui, passa attraverso la fragilità e la discrezione.

Ancora più aspra è la tensione che attraversa la Ballerina di Luigi Broggini. Il corpo, segnato da sporgenze e rientranze, perde ogni riferimento alla grazia per diventare superficie viva, quasi una corteccia. Il movimento non è leggerezza, ma vibrazione interna. Più che danzare, la figura sembra coinvolta in un rito arcaico, dionisiaco, sospeso tra musica e gesto. Non intrattiene, non seduce: interroga.

La scultura gioca un ruolo decisivo nel percorso, soprattutto con il Nudo in piedi di Lucio Fontana. Realizzata dopo il suo rientro dall’Argentina, l’opera mostra una materia scabra, primitiva, dove il colore è parte integrante della forma. Non decorazione, ma struttura. In questa figura antimonumentale si avverte già la presa di distanza dal classicismo e l’anticipo di quella frattura radicale che Fontana porterà avanti con i Buchi e i Tagli. Anche qui la resistenza è silenziosa, ma irrevocabile.

Tra i lavori più carichi di storia spicca La battaglia dei tre cavalieri di Aligi Sassu. Respinta al Premio Bergamo del 1941 perché “non passava dalla porta”, l’opera racconta una censura che nascondeva il rifiuto di contenuti critici verso l’ordine dominante. La vicenda del dipinto – venduto, trasferito a Budapest, creduto distrutto durante i bombardamenti e ritrovato solo nel 2015 – sembra essa stessa una metafora del destino di molte immagini scomode. Qui il mito diventa strumento di denuncia, atto poetico e razionale contro l’eterno ritorno dell’errore bellico.

Un elemento meno consueto, ma centrale nella mostra, è il dialogo con il presente, affidato alla pittura di Norberto Spina. Le sue opere non illustrano il passato né lo citano: lo interrogano. Inserito nel percorso come controcanto contemporaneo, Spina lavora su immagini che sembrano provenire da archivi smarriti, da memorie spezzate. La sua pittura non copia né omaggia, ma rielabora l’eredità visiva degli anni Trenta restituendone complessità, distanza, ambiguità. È un presente che non pacifica, ma riattiva.

Non è un dettaglio secondario che molte delle opere in mostra provengano dalla Fondazione Giuseppe Iannaccone. La collezione non appare qui come semplice contenitore, ma come progetto culturale coerente, capace di tenere insieme espressionismo storico e ricerca contemporanea. Il collezionismo emerge come gesto profondamente umano, spesso intimo, talvolta ossessivo: un autoritratto per frammenti.

Lo suggerisce con forza anche la sezione dedicata al Ritratto di Antonino Santangelo di Renato Guttuso, accompagnata dalla lettera della baronessa Fausta Lapenna Mancini. Il dipinto diventa memoria, testimonianza, coscienza. Non solo immagine, ma ferita che resta aperta nel tempo. Un’opera che entra nella vita di chi la custodisce e ne riflette le tensioni più profonde.

In definitiva, questa mostra non parla solo di espressionismo italiano. Parla del guardare. Di come lo sguardo possa diventare atto critico, forma di resistenza, scelta etica. Non c’è nostalgia in questo percorso. E forse è proprio questo l’aspetto più inatteso: l’impressione che quelle immagini, nate in un tempo di rimozioni e semplificazioni, abbiano ancora molto da dire al nostro presente, che non ha smesso di preferire superfici lisce a domande scomode.

Marco Mattiuzzi
——————
BLOG: https://www.estrosfere.it
Opere visive: https://www.invyartgallery.it
Pubblicazioni: https://www.mattiuzzi.net/books
Podcast: https://www.cyberspazio.tv
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/MarcoMattiuzziScrittore/
Profilo Facebook: https://www.facebook.com/MaestroINVY/

By Marco Mattiuzzi

Artista poliedrico, ex docente e divulgatore, ha dedicato anni all'arte e alla comunicazione. Ha insegnato chitarra classica, esposto foto e scritto su riviste. Nel settore librario, ha promosso fotografia e arte tramite la HF Distribuzione, azienda specializzata nella vendita per corrispondenza. Attualmente è titolare della CYBERSPAZIO WEB & STREAMING HOSTING. Nel 2018 ha creato il gruppo Facebook "Pillole d'Arte" con oltre 65.000 iscritti e gestisce CYBERSPAZIO WEB RADIO dedicata alla musica classica. Collabora con diverse organizzazioni culturali a Vercelli, tra cui Amici dei Musei e Artes Liberales.
Per ulteriori info clicca qui.

Related Posts

error: Content is protected !!