Oltre il quadro

Visibile e invisibile nello spazio di Lucio Fontana

Questa mostra non l’ho semplicemente visitata: l’ho attraversata.

Davanti a Lucio Fontana, al suo Concetto Spaziale e alle parole che ne accompagnano il gesto, ho avuto la sensazione che lo spazio avesse già smesso di appartenere al quadro. Era uscito dalla superficie, aveva invaso la stanza, le distanze, il tempo stesso dello sguardo.

Il taglio, il buco, non come ferita ma come passaggio.
Non distruzione, bensì apertura.
Una soglia.

Ho sentito allora il bisogno di fermarmi, di osservare non solo l’opera ma ciò che le stava attorno, dietro, oltre. Nel mio scatto non c’è soltanto Fontana. C’è il vuoto metallico che separa e prepara, c’è la distanza che diventa pensiero, c’è una porta socchiusa che conduce a uno studio, a un altrove concreto e insieme simbolico. Tra l’opera e il testo, tra il gesto e la parola, si apre un varco ulteriore, uno spazio che non appartiene più all’artista né al curatore, ma allo sguardo di chi attraversa.

E poi c’è un dettaglio quasi accidentale, ma decisivo: dietro il Concetto Spaziale affiora una presenza umana. Si vedono solo le gambe. Il resto del corpo è sottratto, nascosto dal quadro, come se l’opera stessa decidesse cosa concedere alla visione.

Quella figura incompleta non chiede attenzione, eppure impone una domanda. Ciò che vediamo coincide davvero con ciò che siamo? Le gambe, la parte che sostiene, che resta a terra, che tiene l’equilibrio. Tutto il resto è altrove, invisibile, forse custodito. Qui il visibile non coincide con l’esistenza, e l’invisibile non è assenza ma condizione, scelta, distanza.

In quel corpo frammentato si riflette una verità più ampia: spesso lasciamo trasparire solo una porzione di noi, quella funzionale, leggibile, accettabile. Il resto rimane dietro il quadro, dietro il gesto, dietro una superficie che separa. E forse è proprio lì che risiede ciò che conta davvero.

Ho fotografato questo momento perché mi è sembrato che il concetto di “oltre” si fosse materializzato da solo, senza bisogno di essere dichiarato. Il quadro aveva già compiuto il suo lavoro. L’architettura, il percorso, il silenzio hanno fatto il resto.

Forse è questo che continuo a cercare nell’arte:
non ciò che mostra, ma ciò che lascia intravedere.
Non l’opera in sé, ma lo spazio che apre attorno a noi.

Marco Mattiuzzi
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By Marco Mattiuzzi

Artista poliedrico, ex docente e divulgatore, ha dedicato anni all'arte e alla comunicazione. Ha insegnato chitarra classica, esposto foto e scritto su riviste. Nel settore librario, ha promosso fotografia e arte tramite la HF Distribuzione, azienda specializzata nella vendita per corrispondenza. Attualmente è titolare della CYBERSPAZIO WEB & STREAMING HOSTING. Nel 2018 ha creato il gruppo Facebook "Pillole d'Arte" con oltre 65.000 iscritti e gestisce CYBERSPAZIO WEB RADIO dedicata alla musica classica. Collabora con diverse organizzazioni culturali a Vercelli, tra cui Amici dei Musei e Artes Liberales.
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