La mostra Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe, ospitata a Venezia tra il 2024 e l’inizio del 2025, riuniva opere di rara qualità, ciascuna capace di trattenere a lungo lo sguardo.
Tra i dipinti esposti, uno colpiva per dimensioni e potenza drammatica: La flagellazione di Cristo di Peter Paul Rubens (1577–1640), olio su tela del 1617 circa, proveniente dalla Chiesa di San Paolo ad Anversa. L’opera appartiene al ciclo dei Quindici misteri del rosario, commissionato tra il 1615 e il 1620 a diversi artisti per offrire alla popolazione in gran parte analfabeta del primo Seicento uno strumento visivo con cui contemplare i momenti cruciali della vita di Gesù e Maria. Il dipinto di Rubens rappresenta il Secondo Mistero Doloroso: la flagellazione alla colonna.
Il culto del rosario rivestiva un’importanza centrale per i Domenicani, fondatori della Chiesa di San Paolo, che lo consideravano – e lo considerano tuttora – una via di santificazione personale, impegnandosi costantemente nella sua diffusione. La devozione ricevette un impulso decisivo dopo la vittoria di Lepanto del 1571, quando la flotta cattolica guidata da don Giovanni d’Austria (1547–1578) sconfisse i Turchi: l’evento stimolò numerosi artisti dell’ambito romano-cattolico a produrre opere legate a questo tema, su sollecitazione delle committenze religiose.
Anche Caravaggio (1571–1610) dipinse intorno al 1605 una Madonna del Rosario, su cui restano aperti diversi interrogativi: l’identità del committente, la destinazione originaria, i passaggi di proprietà che la tela attraversò prima di essere acquistata da un gruppo di artisti di Anversa – su suggerimento dello stesso Rubens – e donata alla Chiesa di San Paolo per essere inclusa nel ciclo dei Misteri. Dal 1781, quando l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo ne ordinò il trasferimento, il dipinto si trova al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Tornando alla Flagellazione di Rubens, il dipinto non concede nulla all’ambientazione. Tutto è imperniato sulla figura del Cristo e dei suoi carnefici: i corpi saturano la tela fino ai bordi, il flagellatore alla nostra sinistra ha il gomito e i piedi che sfiorano il limite del quadro. L’intento sembra quello di esasperare la corporeità della scena – un espediente che ricorda certi tagli della moderna cinematografia, teso a concentrare l’attenzione sul dramma che si sta consumando.
L’uso drammatico della luce, i contrasti cromatici netti e la scelta insolita di ritrarre il Cristo di spalle contribuiscono a una composizione di forte impatto emotivo. Altrettanto singolare è l’espressività marcata nei volti dei carnefici, poco comune nella tradizione iconografica del soggetto.
Appendice – I quindici misteri del rosario e i cinque misteri luminosi
Misteri gaudiosi (o della gioia)
- L’annunciazione dell’angelo a Maria Vergine
- La visitazione a santa Elisabetta
- La nascita di Gesù
- La presentazione di Gesù al Tempio
- Il ritrovamento di Gesù al Tempio
Misteri dolorosi (o del dolore)
- L’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi
- La flagellazione di Gesù alla colonna
- L’incoronazione di spine
- Il viaggio al Calvario con la Croce
- La crocifissione e la morte di Gesù
Misteri gloriosi (o della gloria)
- La risurrezione di Gesù
- L’ascensione di Gesù al Cielo
- La discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo
- L’assunzione di Maria Vergine al Cielo
- L’incoronazione di Maria Vergine
Misteri luminosi (o della luce – facoltativi)
- Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
- Le nozze di Cana
- L’annuncio del Regno di Dio e l’invito alla conversione
- La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor
- L’istituzione dell’Eucaristia
Marco Mattiuzzi
——————
BLOG: https://www.estrosfere.it
Opere visive: https://www.invyartgallery.it
Pubblicazioni: https://www.mattiuzzi.net/books
Podcast: https://www.cyberspazio.tv
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/MarcoMattiuzziScrittore/
Profilo Facebook: https://www.facebook.com/MaestroINVY/





