Quando due più due non fa più quattro

Quando la verità diventa ambigua, la menzogna trova terreno fertile.

La verità non muore mai di colpo: viene confusa, deformata, svuotata di senso. La ripetizione di una menzogna basta a trasformarla in realtà condivisa.

“Due più due fa quattro.”
Una certezza che impariamo da bambini, tanto ovvia da sembrare eterna. Ma basta guardarsi attorno per accorgersi che anche questa evidenza può essere incrinata. Non è la matematica a vacillare, ma la nostra fiducia collettiva nel reale.

Hannah Arendt avvertiva che la condizione ideale per il governo della massa non è la mancanza di verità, bensì circostanze in cui le persone non sanno più distinguere tra vero e falso. Non si elimina la realtà, la si rende ambigua, malleabile, soggetta a interpretazioni opposte e ugualmente convincenti. È qui che le bugie diventano strumenti di potere.

Le fake news non nascono nel nostro tempo, ma la velocità con cui viaggiano oggi ha qualcosa di vertiginoso. Basta un titolo gridato, un post condiviso senza verifica, un algoritmo che amplifica ciò che divide. Una frase falsa, se ripetuta migliaia di volte, smette di sembrare menzogna: diventa abitudine, voce comune, memoria collettiva. E più la bugia è semplice, più resiste.

Ma questo meccanismo non è un’invenzione dei social network. Nell’antica Roma esisteva la damnatio memoriae: statue abbattute, nomi scalpellati dal marmo, iscrizioni riscritte come se certi uomini non fossero mai esistiti. Una forma di fake news ante litteram, che non cancellava solo le persone, ma riplasmava il passato. Chi controllava la memoria controllava anche il futuro.

Oggi non serve più un martello sulla pietra: basta un flusso digitale. E così viviamo in un mondo dove due più due può diventare cinque, non perché i numeri abbiano perso la loro logica, ma perché la realtà è stata avvolta da una nebbia di narrazioni contraddittorie. Il vero e il falso si confondono come ombre sovrapposte, e l’indifferenza diventa il terreno più fertile per la menzogna.
Che cosa resta, allora?

Paradossalmente, proprio le piccole verità che sembravano scontate. Dire che il sole sorge a oriente, che due più due fa quattro, che l’amore esiste: gesti minimi che diventano dichiarazioni di resistenza. Sono ancore gettate contro la corrente, varchi di luce in un paesaggio che tenta di rendere tutto intercambiabile.

La rinascita, forse, comincia da qui: non dall’accumulo di opinioni, ma dalla custodia delle certezze semplici. Non perché siano comode, ma perché sono necessarie. Perché senza di esse, tutto il resto diventa illusione.

Marco Mattiuzzi
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By Marco Mattiuzzi

Artista poliedrico, ex docente e divulgatore, ha dedicato anni all'arte e alla comunicazione. Ha insegnato chitarra classica, esposto foto e scritto su riviste. Nel settore librario, ha promosso fotografia e arte tramite la HF Distribuzione, azienda specializzata nella vendita per corrispondenza. Attualmente è titolare della CYBERSPAZIO WEB & STREAMING HOSTING. Nel 2018 ha creato il gruppo Facebook "Pillole d'Arte" con oltre 65.000 iscritti e gestisce CYBERSPAZIO WEB RADIO dedicata alla musica classica. Collabora con diverse organizzazioni culturali a Vercelli, tra cui Amici dei Musei e Artes Liberales.
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