Sulle tracce di Caravaggio: Un’inedita intervista al genio ribelle dell’arte

Questo articolo rappresenta un esercizio di fantasia e interpretazione storica. Le risposte fornite nelle interviste sono basate su un mix di fatti storici e interpretazioni degli storici, ma sono in gran parte speculative e non dovrebbero essere interpretate come dichiarazioni effettive di questi personaggi storici.
Mentre abbiamo fatto del nostro meglio per rimanere fedeli allo spirito e al contesto storico dei personaggi coinvolti, la natura stessa di questo esercizio comporta un certo grado di licenza artistica.
La finalità di queste interviste è promuovere l’interesse per la storia e stimolare la riflessione critica su come interpretiamo e comprendiamo il passato. Come sempre, vi incoraggiamo a fare ulteriori ricerche sui personaggi e gli eventi storici per formare le vostre opinioni.
Nonostante l’accuratezza storica sia un obiettivo, il risultato finale di questo articolo dovrebbe essere visto principalmente come un pezzo di intrattenimento educativo e non come un resoconto storico accurato.

Presentazione

Sulle note di una melodia malinconica e intensa, il nostro studio si tinge di ombre e luci drammatiche. Il silenzio cade e l'aria si carica di attesa. Da un'oscurità avvolgente, emerge una figura enigmatica e affascinante, un uomo che ha segnato la storia dell'arte con il suo pennello e la sua vita tumultuosa. Conosciamo tutti il suo nome, ma pochi veramente la sua storia. Signore e signori, vi presentiamo un ospite che ha attraversato secoli per essere qui con noi stasera. Accogliamo con un caloroso applauso il maestro del chiaroscuro, l'artista che ha rivoluzionato la pittura con il suo realismo intenso e drammatico, Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio.

Intervistatore

"Caravaggio, buonasera e benvenuto. Iniziamo con una domanda che probabilmente ti hanno fatto in molti: il tuo stile unico e inconfondibile ha rivoluzionato l'arte del tuo tempo. Ombre e luci, realismo drammatico e dettagli intensi, come mai hai deciso di adottare questa tecnica così particolare e innovativa?"

Caravaggio

"Buonasera a te, grazie per l'accoglienza. La mia scelta di stile non è stata casuale, né un tentativo di ribellione o rivoluzione. Era un'espressione viscerale della mia interpretazione del mondo, un riflesso della mia visione interna. Il contrasto tra luce e ombra, il chiaroscuro, era il mio modo di svelare l'intensità emotiva e la complessità della vita.
Vedevo la vita come un teatro di ombre e luci. L'ombra, per me, non rappresentava l'oscurità o il male, ma l'ignoto, il misterioso, il profondo. La luce era il rivelatore, l'elemento che dava forma e sostanza all'ombra, ma non era né buona né cattiva, era semplicemente la verità. Il mio uso del chiaroscuro non era un trucco per creare dramma, era un'espressione di come io percepivo il mondo - un palcoscenico su cui ombra e luce danzano in un eterno abbraccio.
Il realismo drammatico, il dettaglio intenso, tutto questo nasceva dal mio desiderio di mostrare la vita così com'è, senza veli o addolcimenti. La vita non è sempre bella o ordinata, spesso è disordinata, sporca, brutale, dolorosa. Ma in tutto ciò, c'è anche una strana bellezza, una profondità, una ricchezza di esperienze e emozioni che non potrebbe esserci in un mondo perfetto e ordinato.
Quindi, non è tanto che ho deciso di adottare questo stile, quanto che mi è stato imposto dal mio modo di vedere e sentire il mondo. Era la mia verità, ed era l'unico modo in cui sapevo come esprimerla."
Vocazione di San Matteo

Intervistatore

"Sei noto per aver dato un nuovo significato alla tecnica del chiaroscuro, creando un contrasto netto tra luci e ombre. Come hai scoperto e perfezionato questa tecnica? "

Caravaggio

"La mia scoperta della tecnica del chiaroscuro non è stata un'illuminazione improvvisa, ma piuttosto un lento processo di sperimentazione e apprendimento. Fin dai miei primi anni di formazione, ero affascinato dalla luce e dal suo potere di modellare e definire le forme. Nel corso del tempo, ho iniziato a sperimentare con luci e ombre, cercando di catturare l'effetto drammatico che potevano creare.
Il chiaroscuro, con i suoi forti contrasti tra luce e oscurità, mi ha permesso di esprimere con forza il dramma e l'intensità emotiva delle mie scene. La luce nelle mie opere non è mai solo un elemento decorativo, ma svolge un ruolo attivo nel racconto della storia. È attraverso la luce e l'ombra che si rivelano i caratteri, le emozioni e i conflitti.
Non posso dire di aver 'perfezionato' questa tecnica. Per me, l'arte è un processo costante di apprendimento e scoperta. Anche quando dipingevo, continuavo a sperimentare, a giocare con la luce e le ombre, cercando sempre nuovi modi per esprimere la mia visione.
E il mio consiglio per gli artisti di oggi è questo: non abbiate paura di sperimentare, di rompere le regole, di cercare nuovi modi di esprimervi. Perché l'arte è un linguaggio in costante evoluzione, e solo attraverso la sperimentazione possiamo trovare la nostra voce unica."
Madonna di Loreto

Intervistatore

Sei stato uno dei pionieri nel dipingere persone comuni in scene religiose. Perché hai scelto di farlo e quali reazioni ha suscitato questa decisione?

Caravaggio

"Durante il mio tempo, la pittura era dominata da un'idealizzazione dell'umano e del divino. Ero stanco di questa rappresentazione lontana e inaccessibile. Io vedevo l'arte come uno specchio della vita, e così ho deciso di rappresentare le persone comuni nelle mie scene religiose.
Non era solo una questione di realismo, ma anche di empatia. Volevo che le persone vedessero le figure sacre non come esseri lontani e inarrivabili, ma come esseri umani con i quali potessero identificarsi. Volevo che vedessero che le sofferenze, le gioie e le paure delle figure sacre erano le stesse che loro stessi potevano provare.
Certo, questa scelta non è stata accolta con entusiasmo da tutti. C'erano coloro che vedevano in questa rappresentazione un'offesa al sacro, un abbassamento del divino al livello umano. Ma c'erano anche coloro che apprezzavano questa nuova prospettiva, che vedevano nella mia arte una rinnovata vicinanza e comprensione del divino.
Ero ben consapevole delle controversie che le mie scelte artistiche avrebbero potuto suscitare, ma ho sempre creduto nella mia visione e ho continuato a dipingere secondo le mie convinzioni. Perché per me, l'arte doveva essere un mezzo per esprimere la verità, non un mezzo per placare le convenzioni."

Intervistatore

La tua vita personale è stata turbolenta e spesso segnata da violenza. Come queste esperienze hanno influenzato la tua arte?

Caravaggio

"Non si può separare l'artista dalla persona, così come non si può separare l'arte dalla vita. La mia esistenza è stata costellata di momenti di intensa passione, di rabbia, di disperazione, di euforia - e tutte queste emozioni hanno trovato la loro via nel mio lavoro.
La violenza che ho vissuto - sia quella che ho subito sia quella che, purtroppo, ho inflitto - ha dato un'intensità e un senso di urgenza alla mia arte. I soggetti dei miei quadri non sono mai distanti, mai inaccessibili. Sono lì, vivi e palpabili, intrisi di realtà e verità umana.
Le mie esperienze personali mi hanno permesso di entrare in empatia con i personaggi che dipingevo, di capire le loro paure, i loro desideri, i loro conflitti. Questo ha dato profondità e complessità ai miei ritratti, rendendoli più che semplici immagini - sono frammenti di vita, di emozione, di umanità.
Ecco perché, nonostante i miei errori e i miei fallimenti, non rimpiango il percorso che ho intrapreso. Perché ogni battaglia, ogni ferita, ogni cicatrice, mi ha portato a creare l'arte che ho fatto - un'arte che, spero, parla non solo a me, ma a tutti coloro che la guardano."
San Giovanni Battista

Intervistatore

"Durante la tua vita, hai avuto relazioni molto strette con alcuni dei tuoi giovani allievi. Puoi condividere con noi come queste relazioni personali hanno influenzato sia la tua vita che la tua arte?"

Caravaggio

"Sì, è vero, ho avuto relazioni molto strette con alcuni dei miei allievi. Erano i miei compagni, i miei collaboratori, ma erano anche i soggetti dei miei dipinti. Questi giovani uomini, pieni di vita e passione, mi aiutavano a vedere il mondo con occhi diversi e a scoprire la bellezza nei luoghi più inaspettati. Ho trovato nei loro corpi e nei loro volti una fonte di ispirazione per le mie opere.
Credo che l'arte sia un riflesso della vita e quindi è naturale che le persone che erano parte della mia vita si riflettessero nella mia arte. Tuttavia, era importante per me che la mia arte rimanesse un'interpretazione della realtà, non una sua copia. Ho cercato di catturare l'essenza delle persone, non solo la loro apparenza esterna.
Queste relazioni, per quanto complicate, hanno reso la mia vita e la mia arte più ricche e più profonde. Mi hanno aiutato a comprendere meglio l'umanità e a rappresentarla nelle mie opere con maggiore empatia e realismo. Posso solo sperare di aver reso loro giustizia nelle mie tele."

Intervistatore

Hai avuto numerosi problemi con la legge, incluso un omicidio che ti ha costretto a fuggire da Roma. Come hai gestito queste crisi e come hanno cambiato il tuo modo di vedere l'arte e la vita?

Caravaggio

"Le mie questioni legali e la mia fuga da Roma sono state, senza dubbio, alcuni dei periodi più difficili della mia vita. Non posso negare che le mie azioni siano state spesso guidate da una tempesta di passioni che talvolta mi ha condotto a fare scelte sbagliate. Tuttavia, non ho mai cercato di giustificare o nascondere i miei errori. Sono stato, per quanto possibile, sempre sincero con me stesso.
La mia arte, in effetti, è stata una delle mie poche salvezze in quei tempi bui. Anche quando il resto del mondo sembrava essere contro di me, ho sempre avuto la mia arte. In essa ho potuto esprimere il mio dolore, la mia rabbia, la mia confusione e anche la mia speranza. Il mio stile è diventato più drammatico, più intenso. I miei soggetti più oscuri. Questo è stato il riflesso del tumulto che stavo vivendo.
Guardando indietro, credo che queste esperienze mi abbiano reso un artista più profondo, capace di sondare gli abissi della sofferenza umana e della redenzione con una sensibilità acuta. Questi momenti di crisi, per quanto dolorosi, mi hanno permesso di vedere la vita e l'arte con occhi nuovi e di trasmettere queste percezioni attraverso i miei dipinti. Tutto, anche i momenti più bui, può portare una forma di illuminazione."
Giuditta e Oloferne

Intervistatore

Sei conosciuto per il tuo temperamento irascibile e la tua vita amorosa tumultuosa. Puoi raccontarci un po' di più su queste tue relazioni personali e su come hanno influenzato il tuo lavoro?

Caravaggio

"Sì, ammetto, il mio temperamento non è mai stato dei più pacati. La mia passione, che ho riversato nella mia arte, non si è mai limitata solo alla tela. Ha permeato ogni aspetto della mia vita, comprese le mie relazioni personali.
Le mie relazioni, soprattutto quelle amorose, sono state complesse e spesso tormentate. Sono sempre stato attratto da persone forti e complesse, quelle che sfidano le convenzioni e vivono con intensità, proprio come me. Questo ha portato a dinamiche tumultuose e, a volte, a situazioni molto difficili.
Tuttavia, come accade spesso, queste esperienze personali hanno nutrito la mia arte. Le tensioni, i conflitti, l'amore, la passione, il dolore - tutto ciò si riflette nei miei dipinti. Ogni volto, ogni figura che ho dipinto porta con sé un pezzo di queste esperienze personali.
A volte, le mie relazioni personali hanno portato direttamente alla creazione di alcuni dei miei lavori più memorabili. I miei amanti, per esempio, sono stati spesso i miei modelli. Rappresentare i loro corpi, i loro volti, le loro emozioni sulla tela era per me un modo per esplorare e comprendere le complessità del sentimento umano.
Per quanto riguarda la mia vita amorosa, non ho mai nascosto la mia attrazione per entrambi i sessi. I ragazzi della mia bottega erano spesso i miei amanti, e anche i miei modelli preferiti. Nel loro corpo ho trovato una bellezza nuda e una vulnerabilità che mi ha sempre affascinato e che ho cercato di catturare nei miei dipinti.
Alla fine, la mia vita personale e la mia arte sono sempre state intrinsecamente collegate. Non credo che avrei potuto essere l'artista che sono stato senza le esperienze, le passioni e i conflitti che hanno segnato la mia vita."

Intervistatore

I tuoi dipinti spesso presentano una forte componente emotiva. Qual è il ruolo delle emozioni nel tuo processo creativo?

Caravaggio

"Le emozioni sono il cuore pulsante della mia arte. Ogni pennellata, ogni contrasto di luce e ombra, ogni figura umana che riempie la mia tela è intrisa di emozione.
Per me, l'arte non è semplicemente una rappresentazione estetica della realtà. È un mezzo per esprimere l'essenza dell'esperienza umana, e le emozioni ne sono parte integrante. In ogni mio dipinto, cerco di catturare non solo l'aspetto fisico delle figure che raffiguro, ma anche le loro emozioni, i loro sentimenti, le loro paure e le loro speranze.
Quando dipingo, non cerco di nascondere o attenuare le emozioni, ma piuttosto di rappresentarle nella loro forma più cruda e intensa. Credo che sia questo a rendere la mia arte così potente e toccante.
Non si tratta solo di rappresentare le emozioni sulla tela, ma anche di lasciare che guidino il mio processo creativo. Quando dipingo, mi lascio trasportare dalle mie emozioni, permetto loro di guidare la mia mano. È un processo intenso e spesso faticoso, ma è l'unico modo che conosco per creare opere che siano veramente sincere e profonde.
L'arte, per me, è uno strumento per esplorare e comprendere le emozioni umane. E spero che, attraverso i miei dipinti, anche chi li osserva possa avere l'opportunità di fare lo stesso."
Amorino dormiente

Intervistatore

"Uno dei tuoi dipinti più noti, 'Amorino Dormiente', che hai realizzato a Malta, raffigura un angelo in una posa molto rilassata e naturale, quasi come se fosse un bambino comune. Puoi dirci cosa pensavi quando hai fatto posare il soggetto in quella maniera e cosa volevi rappresentare attraverso questa opera?"

Caravaggio

"Quando ho creato 'Amorino Dormiente', volevo catturare l'innocenza della giovinezza e la vulnerabilità del sonno. Ho scelto di raffigurare l'Amorino in una posa naturale per sottolineare la sua umanità. In fondo, gli angeli non sono altro che messaggeri divini e incarnazioni dell'amore e della purezza, caratteristiche che possiamo vedere nei bambini. Ho voluto mostrare un angelo non come una figura austera e distante, ma come un essere vicino a noi, tangibile e familiare. Volevo che chi guarda l'opera sentisse un senso di pace, di tranquillità, ma anche di tristezza per la fragilità della vita che quel corpo giovane e addormentato rappresenta."
Amor Vincit Omnia

Intervistatore

"Un altro tuo celebre dipinto, 'Amor Vincit Omnia', raffigura un Cupido nudo in una posa alquanto ammiccante. Hai spesso scelto di rappresentare figure nude nei tuoi dipinti, in pose audaci e sensuali. Puoi parlare un po' di più di questa scelta artistica e di come avveniva il processo di 'creazione' con i tuoi modelli?"

Caravaggio

"Guardate, non mi sono mai fatto scrupoli a dipingere il corpo umano nella sua essenza più vera. Il nudo rappresenta per me la massima espressione di onestà, di verità, senza alcuna maschera o velo di ipocrisia. Quando chiedevo ai miei modelli di spogliarsi, non lo facevo con malizia, ma con il desiderio di catturare la loro autentica bellezza, senza filtri.
'Amor Vincit Omnia' è un esempio perfetto di ciò. Ho voluto rappresentare Cupido come una figura seducente e provocante, perché così vedo l'amore: una forza travolgente, un fuoco che tutto consuma e che nulla può fermare. Durante la creazione di queste opere, si creava un legame unico tra me e i miei modelli. Un'intesa che trascendeva il semplice atto artistico, una connessione profonda e sincera.
Certo, mi rendo conto che queste scelte possono non essere comprese da tutti, e possono dare adito a chiacchiere e pettegolezzi. Ma questa è la mia arte. Questa è la mia verità. E non mi pento di nulla."
Madonna dei Parafrenieri

Intervistatore

"La 'Madonna dei Palafrenieri' è una delle tue opere più emblematiche e, al tempo stesso, contestate. Come mai hai deciso di rappresentare la Madonna e il piccolo Gesù in quel modo e quali sono i messaggi che intendevi trasmettere con questo dipinto?"

Caravaggio

"L'opera 'Madonna dei Palafrenieri' rappresenta per me una svolta. Fu commissionata dall'Arciconfraternita dei Parafrenieri Pontifici, nobili della corte pontificia incaricati delle scuderie. Essi avevano intenzione di sostituire l'allora dipinto di Sant'Anna, loro patrona.
Ho scelto di rappresentare la Madonna con le sembianze di una popolana, in particolare, una donna che conoscevo bene, Maddalena Antognetti, detta Lena. Era un modo per enfatizzare l'accessibilità e la relatabilità della divinità. Ma tale scelta non fu gradita. A loro appariva troppo popolana, troppo reale, con i seni troppo in evidenza, e il Bambino, a loro avviso, era troppo cresciuto per essere raffigurato nudo. Anche la figura di Sant'Anna, anziana e dimessa, non piacque.
Nel dipinto, ho cercato di rappresentare il tema dell'Immacolata Concezione, con Maria e Gesù che calpestano il serpente, simbolo del maligno. Questo può essere interpretato in due modi, a seconda del punto di vista cattolico o luterano. Nel primo, la Madonna è vista come la figura chiave nella sconfitta del male; nel secondo, il merito viene attribuito a Gesù. In questo dipinto, sembra che io privilegiassi la visione luterana, una cosa inammissibile per la chiesa cattolica dell'epoca, il che potrebbe essere stato un altro motivo del rifiuto della tela da parte dell'Arciconfraternita.
Nonostante i pareri discordanti e le controversie, non rimpiango le mie scelte artistiche. Anzi, considero l'opera 'Madonna dei Palafrenieri' un punto di svolta nel mio percorso artistico e personale. E, a dimostrazione che l'arte trova sempre il suo pubblico, il cardinale Scipione Borghese acquistò l'opera per 100 scudi, e oggi è possibile ammirarla nella sua splendida Galleria a Roma."

Intervistatore

"È noto che la modella per la Madonna era Maddalena Antognetti, ma non ci sono dettagli precisi sui soggetti che hanno posato per Sant'Anna e il Bambino. Puoi condividere con noi qualche informazione su di loro?"

Caravaggio

"Eh, si, ricordo bene Maddalena, una donna di rara bellezza e forza che ho avuto la fortuna di conoscere. Per quanto riguarda Sant'Anna, ho scelto una donna anziana del popolo che ho incontrato per strada. Aveva un volto marcato dalle rughe, ma erano rughe che parlavano di esperienza, di saggezza. Ho voluto catturare la sua forza tranquilla, il suo volto ha raccontato una storia di vita vissuta e io ho cercato di catturare quella storia nella mia tela.
Per il Bambino, ho scelto un ragazzino che vedevo spesso giocare nelle strade di Roma. Era vivace, pieno di energia e di gioia, e ho pensato che rappresentava perfettamente l'innocenza e la libertà di espressione che volevo per il Bambino nel mio dipinto. Non posso dire di conoscerli molto personalmente, ma l'arte ha il potere di trasformare le persone comuni in immagini eterne, e questo è ciò che ho cercato di fare."
Bacchino malato

Intervistatore

Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita o nella tua carriera artistica, cosa sarebbe?

Caravaggio

"Guardare indietro è un'attività pericolosa, perché in ogni momento della vita facciamo scelte basate sul contesto che stiamo vivendo, sugli affetti, sulle passioni e sui bisogni del momento. Non posso negare di aver commesso errori, ma allo stesso tempo, ogni errore, ogni caduta, ha influenzato la persona e l'artista che sono diventato.
Se dovessi scegliere una cosa da cambiare, forse sarebbe il mio temperamento impetuoso. La mia ira mi ha causato molti problemi nella vita, e mi ha allontanato da persone che amavo e da luoghi che amavo. Mi ha costretto a vivere in fuga, a nascondermi, a vivere con la paura costante di essere scoperto. Questo ha indubbiamente influenzato la mia arte, colorandola di un'oscurità e un'intensità particolari, ma ha anche reso la mia vita molto più difficile.
Tuttavia, non posso negare che la mia arte è un riflesso diretto di queste esperienze. La mia vita, con tutti i suoi alti e bassi, ha alimentato la mia arte, le ha dato vita. Quindi, anche se potessi cambiare qualcosa, non so se lo farei. Perché ogni parte di me, ogni cicatrice, ogni errore, è impresso nelle mie opere. E senza di essi, non sarei l'artista che sono oggi."

Intervistatore

Come vorresti essere ricordato nel panorama artistico? Cosa vorresti che le persone pensassero quando guardano i tuoi dipinti?

Caravaggio

"Desidero che la gente guardi i miei dipinti e veda non solo il soggetto rappresentato, ma l'anima e l'emozione che ho cercato di infondere in ogni pennellata. Vorrei che le persone sentissero la mia passione per la vita, la mia ricerca di verità e la mia empatia per l'umanità.
Vorrei essere ricordato come un artista che ha osato spingere i confini della tradizione, che ha guardato la realtà in faccia senza paura e l'ha dipinta con un occhio attento e un cuore compassionevole. Non ho mai cercato di abbellire la realtà, di rendere le mie figure più nobili o più belle di quanto non fossero. Ho dipinto persone reali con le loro imperfezioni e la loro umanità, perché è lì che risiede la vera bellezza.
Spero che le generazioni future guardino le mie opere e vedano non solo il mio talento come artista, ma anche la mia sensibilità come essere umano. Vorrei che vedessero nei miei dipinti la mia lotta, il mio amore, il mio dolore e la mia gioia, e che trovassero in essi un pezzo di sé stessi."

Intervistatore

Quali consigli avresti per gli artisti emergenti di oggi?

Caravaggio

"Oh, avrei molti consigli da dare, ma temo che possano suonare un po' antiquati in un mondo così cambiato. Comunque, ecco cosa mi sento di dire: seguite sempre la vostra visione artistica, non lasciate che vi venga detto cosa è giusto o sbagliato nel mondo dell'arte. L'arte è libertà, è espressione di sé stessi, è il coraggio di mettere in mostra la propria anima.
Non temete le critiche. Lasciate che parlino, lasciate che discutano. Che cosa c'è di più bello dell'arte se non il fatto che può generare conversazione, dibattito, riflessione? Non aspirate a piacere a tutti, aspirate a farvi ricordare.
E infine, osate. Osate sempre. Sperimentate nuove tecniche, nuovi soggetti, nuovi modi di vedere il mondo. L'arte è una continua evoluzione, un processo che non si ferma mai. E voi artisti, siete i motori di questo processo.
Ricordatevi sempre, l'arte non è mai un errore. È un'espressione di chi siete, del vostro spirito. E non c'è nulla di più prezioso."

Intervistatore

E con queste parole, si conclude la nostra conversazione con il grande Caravaggio. Un viaggio tra le luci e le ombre della sua vita, un'esplorazione delle profondità della sua arte e un'indagine nei meandri del suo spirito indomabile.
Ringraziamo Caravaggio per aver condiviso con noi la sua visione, le sue esperienze e i suoi consigli. E grazie a voi, cari lettori, per averci accompagnato in questa affascinante avventura nel tempo.
Non dimenticatevi di seguirci nelle prossime puntate delle "Interviste Impossibili", dove continueremo a viaggiare nel tempo per intervistare i grandi personaggi che hanno segnato la storia. Alla prossima!
By Marco Mattiuzzi

Artista poliedrico, ex docente e divulgatore, ha dedicato anni all'arte e alla comunicazione. Ha insegnato chitarra classica, esposto foto e scritto su riviste. Nel settore librario, ha promosso fotografia e arte tramite la HF Distribuzione, azienda specializzata nella vendita per corrispondenza. Attualmente è titolare della CYBERSPAZIO WEB & STREAMING HOSTING. Nel 2018 ha creato il gruppo Facebook "Pillole d'Arte" con oltre 65.000 iscritti e gestisce CYBERSPAZIO WEB RADIO dedicata alla musica classica. Collabora con diverse organizzazioni culturali a Vercelli, tra cui Amici dei Musei e Artes Liberales.
Per ulteriori info clicca qui.

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